The Locker Room

MALEDIZIONE IBRA

14 aprile 2016 Coppe, Europa, Speak About

Credo sia casualità. Perchè analizzando il giocatore sotto qualsiasi aspetto lo si voglia analizzare, non ci sono motivazioni abbastanza valide per spiegare il fatto che Zlatan Ibrahimovic non abbia ancora alzato la Champions League. Idem per la sua carriera. Ajax, Juventus, Inter, Barcellona, Milan, PSG. Tutte squadre che negli anni hanno avuto come rosa un vero arsenale da guerra, costruito per vincere, per imporsi in campo internazionale e arrivare ad alzare la Coppa con le orecchie. Obiettivo condiviso da Ibrahimovic che nelle sue scelte professionali mette davanti a tutto l’aspetto economico e quello degli obiettivi da raggiungere.

Dicono di lui che sia una macchina perfetta per il campionato, completo, costante, determinante ma che sia arrivato a soffrire psicologicamente in modo pesante la Champions League che anno dopo anno si trasforma per lui in un’assurda Chimera. Dicono che non sia capace di fidarsi dei suoi compagni, di collaborare con loro, di prestarsi alla causa. Niente di più falso. Certo Ibrahimovic è il primo estimatore di se stesso, certo nel caso specifico del PSG, ha dimostrato di non essere innamorato di Cavani ma ripensando alla gara di ritorno contro il Manchester City, dove nessuno degli uomini di Blanc ha brillato, sia Ibra che Cavani non sono certo stati ad attendere il pallone perfetto. Anzi. Si sono sacrificati, hanno corso, lottato, finendo per perdere passo e lucidità.

Parlare di Zlatan è retorico. E’ fisicamente impressionante, tecnicamente strepitoso. E’ in grado di beffare ogni leggere della balistica e della fisica, risultando coordinatissimo nonostante due gambe lunghe quanto l’intera altezza di alcuni suoi colleghi. Una personalità stratosferica, una determinazione granitica e una professionalità impeccabile considerato il fatto che il prossimo 3 Ottobre, compirà 35 anni. Okay, qualche uscita se la poteva risparmiare “Francia Paese di merda, non merita una squadra come il PSG”, ma come si può pensare che sia il suo carattere ad essere il grande limite oscuro che rende la vittoria della Champions irraggiungibile per lui?

Quando a Madrid le Merengues spasimavano per raggiungere la storica “Decima”, dopo aver visto una partita di un giovanissimo Cristiano Ronaldo, Alfredo Di Stefano rivolgendosi direttamente al Presidente, affermò che era pirotecnico quanto inutile spendere miliardi sul mercato per il gusto di avere giocatori di moda. E’ quello il giocatore definitivo, l’uomo che porterà la Decima a Madrid. Un allenatore italiano avrebbe poi fatto il resto.

Adesso Ibra, ormai sicuro del suo addio a Parigi, deve trovare il suo “Don Alfredo”. Qualcuno che gli predica dove andare per alzare la sua “Prima”.