The Locker Room

FELICI E CONTENTI (LORO)

8 febbraio 2015 Italia, Seria A, Speak About

C’è una sorta di vezzo perverso che accomuna da qualche tempo alcuni allenatori della Serie A; l’avvilente e fastidioso senso di impotenza sulla sconfitta. Parliamoci chiaro: passi il fatto che non sempre si può vincere e che magari non tutti consideriamo Boniperti un nuovo Siddartha per la storia sul vincere che non è solo importante ma “L’unica cosa che conta”, però, nessuna carriera sportiva che si sia fedelmente ispirata ad un’altra celeberrima massima, quella Pierre De Coubertin nello specifico, non è mai arrivato troppo lontano. Partecipare è bellissimo ma dire all’avversario che concluderà la stagione con “Zeru Tituli” sotto i baffi ci fa molto più che sorridere.

Insomma, per quanto siano buoni i propositi, l’arte di saper perdere è un nobile comportamento sul quale non vorremmo mai essere troppo impegnati a riflettere. E se da ogni esperienza, anche dalla peggio, si può sempre trovare qualcosa da salvare, gli allenatori più disperati ultimamente salavano la “prestazione”. Nonostante tutto. Ed è questo il vero problema.

Probabilmente perché ammettere di aver meritato la sconfitta è molto peggio della sconfitta stessa. Se un tempo, non così remoto, era uso comune attaccarsi all’errore arbitrale, la sfortuna, il palo, la traversa, l’inferiorità numerica e gli infortuni, adesso si opta per un ermetico ed elegante “Sono molto soddisfatto della prestazione, a prescindere di come sia finita la partita”.

Non che questa ipotesi sia irrealistica; le squadre attraversano periodi diversi di forma, di gioco, di affiatamento, di condizione. Ammissibile compiacersi di alcuni progressi del gruppo anche nel caso di una sconfitta non troppo meritata ma se sbagliare umano e perseverare è diabolico, dovremmo ragionare in questi termini anche per quanto riguarda la sconfitta.

Mancini ad esempio, ultimamente è il volto della serenità; l’Inter cade praticamente ovunque, riesce a far male soltanto grazie alle iniziative personali di Icardi, alternando ai goal dell’argentino le perle di una difesa imbarazzante e di un centrocampo che ha il brutto vizio di assentarsi per intere frazioni di gioco e Roberto Mancini …. è soddisfatto della prestazione. Contento proprio.

Contro Sassuolo, Torino, Napoli e Empoli i nerazzurri hanno segnato un goal e raccolto un punto, al Castellani, e un’eliminazione dalla Coppa Italia: roba che anche Mazzarri nella stagione monsonica, poteva far meglio. E Mancini stoico. Felicissimo. “Purtroppo il risultato ci condanna”.

Il risultato e Ranocchia che si fa scavalcare dal rimbalzo di una rimessa laterale. Il mercato di Gennaio è stato tutt’altro che sottotono, anzi sembravano tornati i tempi d’oro del Mancio con ciuffo che in Champions League passa a fatica la fase a gironi, vince campionati senza più avversari, strappa Maniche e Solari alle rivali e li blinda con contratti da nababbi. Podolski e Shaqiri per l’attacco, Brozovic in mediana, questi i nomi di punta di un Gennaio che ha aggiunto all’Inter qualità e forza. Teoricamente.

Anche Filippo Inzaghi vive lo stesso momento di grande obiettività. Basti pensare che il 3-1 dello Juventus Stadium è il frutto di un’ottima prestazione da parte dei rossoneri, a suo dire. Se giocavan male era roba da pallottoliere, direte. “Ho fatto i complimenti alla squadra. Queste prestazioni, a parte il risultato, ti danno tantissimo morale: era difficile restare alla pari della Juve, ma noi per tanto ci siamo stati. Mi è piaciuto l’atteggiamento, siamo stati alti e aggressivi Abbiamo subito il goal nel nostro momento migliore, tra l’altro su episodi un po’ dubbi. Capita…”

Io comprendo lo stato di entusiasmo di Inzaghi nell’aver appreso che Silvio Berlusconi non avrebbe potuto partecipare all’allenamento di rifinitura a Milanello (hip hip hurrà!) ma quando perdi tre a uno, subendo goal per altro dopo un quarto d’ora e soprattutto dopo appena tre minuti dal goal del pareggio di Antonelli, l’analisi richiederebbe un po’ più di oggettività. Poteva andare peggio? Certamente, ma i margini di miglioramento sono ampi più o meno come la prateria lasciata a Tevez sulla rete dell’1 a 0.